In copertina: Venu de Dieuze, da Calligrammes. Poèmes de la paix et de la guerre (1913-1916), Guillaume Apollinaire
Un calligramma – parola composta per accostamento dei termini calligrafia e ideogramma – è un particolare componimento poetico in cui le parole sono disposte graficamente in maniera tale da delineare le immagini evocate dai versi, oppure rappresentazioni simboliche dei significati espressi da questi ultimi, o ancora – in alcuni casi – figurazioni apparentemente prive di rimandi semantici. È possibile, dunque, contemplare queste poesie non sono al livello della parola, ma anche nell’ambito della sfera visiva. Le origini di questa pratica artistica sono antichissime ed è possibile osservarne degli esempi a partire dalle culture arcaiche fino alle avanguardie del XX secolo con la poesia concreta e visuale – in particolare nell’ambito cubismo letterario. I calligrammi, nell’immaginario collettivo, sono particolarmente connessi alla raccolta poetica di Guillaume Apollinaire Calligrammes, poèmes de la paix et de la guerre (1913-1916), pubblicata nel 1918, in cui si trovano alcuni tra i più celebri componimenti del poeta francese. È lo stesso Apollinaire a descrivere la propria concezione dei calligrammi:
“Per me un calligramma è un insieme di segno, disegno e pensiero. Esso rappresenta la via più corta per esprimere un concetto in termini materiali e per costringere l’occhio ad accettare una visione globale della parola scritta.“
Nello scrivere Calligrammes (per per soprano, flauto, clarinetto, tam-tam, vibrafono, pianoforte, violino, violoncello) mi sono proposto di aggiungere alla dimensioni testuale e visiva, proprie del calligramma, la dimensione musicale: l’intento è quello di creare un calligramma sonoro in movimento per mezzo dei fenomeni fonosimbolici prodotti da quest’ultimo, una rappresentazione scenica (in senso lato), che sconfini – in maniera sinestesica – nelle differenti dimensioni sensoriali. Tra i diversi componimenti presenti nella raccolta precedentemente menzionata la mia attenzione è stata catturata, in particolare, da Venu de Dieuze, non solo per la ricchezza di elementi musicali in esso contenuti (i quali rientrano nell’elaborazione compositiva), ma anche per la molteplicità di percezioni sensoriali evocate: tale opera non si configura come un calligramma “consueto”, ma esemplifica, piuttosto, un concetto di composizione più ampio, rivolto sia alla sfera visiva che a quella uditiva. Il componimento è stato utilizzato, a tutti gli effetti, come partitura ideografica.
La prima esecuzione assoluta del brano si è svolta il 20 ottobre 2023 dall’ensemble di musica contemporanea del conservatorio di Sassari diretto dal M° Andrea Ivaldi.
Un estratto dal concerto:
Estratti dalle prove:
